C’è un curioso fenomeno che si reitera da decenni e assomiglia tanto al famoso gatto che si morde la coda. E’ quello dei pazienti che al primo insorgere del mal di testa hanno l’abitudine di ricorrere istantaneamente all’assunzione di una pastiglia, non stiamo a specificare quale, una qualsiasi indicata per il mal di testa.

C’è un curioso fenomeno che si reitera da decenni e assomiglia tanto al famoso gatto che si morde la coda. E’ quello dei pazienti che al primo insorgere del mal di testa hanno l’abitudine di ricorrere istantaneamente all’assunzione di una pastiglia, non stiamo a specificare quale, una qualsiasi indicata per il mal di testa.
Il sintomo diminuisce e pare che tutto stia andando per il verso giusto, ma poi il fastidio si ripresenta e allora giù con un’alta dose, si vede che bisogna insistere.
Probabilmente il risultato sarà discreto, ma alla lunga o si ricorrerà a dosi sempre più massicce o gli effetti saranno intangibili, specie se la cefalea si rivela cronica.
Ma c’è un meccanismo fisiologico che vale la pena di conoscere per non rimanere intrappolati nel vortice della chimica: ci sono due organi interni dell’addome, lo stomaco e il fegato, che quando sono irritati, infiammati o appesantiti nella loro funzione, per via di connessioni dirette e indirette con fasce e tessuti vari, danno dei dolori riflessi all emiscalpo, oltre che a collo e spalle.
In sostanza lo stomaco genera mal di testa a sinistra e il fegato mal di testa a destra.
Sappiamo che l’assunzione regolare di pastiglie può irritare lo stomaco, tanto che quando siamo obbligati a prenderle per un lungo periodo ci consigliano giustamente di aggiungere al cocktail un gastroprotettore.
Sappiamo anche che il fegato si occupa di depurare e filtrare il sangue e spesso e volentieri si trova a metabolizzare i farmaci ingeriti, correndo il rischio di appesantirsi e rallentare la sua funzionalità.
Ed ecco qui la trappola: per farmi passare il mal di testa mi bombardo i visceri che facilmente mi danno come effetto collaterale, guarda un po’, il mal di testa.
Il rischio di dare inizio a una spirale infinita di dolori, lamenti e autointossicazione purtroppo si fa concreto.
Quindi bisogna mettere al bando le pastiglie delle maledettissime industrie farmaceutiche che hanno l’unico obiettivo di avvelenarci? La medicina ha fallito? Ovviamente no.
Sono sacrosanti i farmaci utilizzati al momento opportuno e per le patologie appropriate, ma dobbiamo perdere il vizio di affidarci in prima istanza a una pillola, quando bastano un pizzico di conoscenze e delle sane abitudini.
Per esempio mantenere alleggeriti e pimpanti gli organi interni con tisane e un’alimentazione sana, povera di fritti, latticini e alcol è un ottimo inizio. Meglio consultare esperti nutrizionisti, ma il succo del discorso è che se mangio bene, rischio di prevenire già il primo mal di testa.
Ovviamente il movimento e l’attività fisica aiutano a sciogliere le tensioni muscolari che potrebbero dare origine ai sintomi e a far funzionare meglio l’intero organismo.
Magari la cefalea è legata a meccanismi cranio-sacrali e può originare da un trauma meccanico del bacino, oppure, nel caso delle donne, può essere legato al ciclo. In questi casi è utile ricorrere all’aiuto di agopuntura, fisioterapia e osteopatia.
Nel peggiore dei casi, se ho un dolore insopportabile e magari ho un esame o un compito importante da svolgere nell’immediato, allora posso tranquillamente buttarmi sulla pasticca e tanti saluti, non mi rovinerò certo il fegato con una dose.
L’importante è comprendere che abbiamo tanti strumenti per affrontare il sintomo in un modo naturale, rispettoso dei sistemi, ma soprattutto più efficace anche nel lungo periodo.
A decidere a cosa ricorrere siamo noi, quando abbiamo la conoscenza abbiamo il potere e quindi anche la responsabilità.