Quello dei tendini fuori posto e dei nervi accavallati è un mito da sfatare, anche se è entrato nel comune modo di dire ed è ben radicato nella tradizione valdostana dei “rabeilleurs”

Uno di questi, tempo fa, mi chiese: ”Tu che sei fisiatra è vero che non ci credi ai nervi?”.
Rimasi sconcertato, ma una volta chiarito che ero un semplice fisioterapista, provai a spiegargli come la vedevamo io e l’anatomia in fatto di tendini e nervi. Alla fine trovammo una quadra e nel tempo mi inviò addirittura dei pazienti.
In fin dei conti è solo una questione di terminologia, basta mettersi d’accordo e capire di quali tessuti si sta parlando e la strada è tutta in discesa.
Spesso vengono chiamati nervi quelli che in realtà sono i tendini, ovvero le parti terminali dei muscoli. La parte centrale e contrattile del muscolo, quella che nelle immagini si vede colorata di rosso, è quella parte che genera il movimento grazie all’attivazione delle proteine di actina e miosina. La contrazione trasmette per l’appunto la tensione alle parti più lontane e meno elastiche del muscolo (i tendini) che si inseriscono sull’osso e quindi consentono il movimento delle articolazioni.
L’origine e l’inserzione dei tendini è precisa e fissa, se si accavallassero significherebbe che l’origine e l’inserzione si sono staccate dalla loro sede, quindi un intervento manuale sarebbe chiaramente inutile, bisognerebbe ricorrere alla chirurgia per cucire e fissare i tessuti al loro posto originario.
Quello che succede invece è che un tendine infiammato può gonfiare ed essere più spesso, dando origine ai tradizionali rumori di “click-clock” quando viene massaggiato e scivola su altri tendini o legamenti, ma senza perdere il suo ancoraggio. Dopo un trattamento manuale il muscolo si rilassa e i liquidi dell’infiammazione vengono drenati, il tendine sgonfia e torna a scorrere più comodamente nel suo percorso.
I nervi invece sono quei fili di neuroni che, dal cervello, portano al muscolo il comando di contrarsi o meno, mentre dalla periferia riportano al cervello i segnali del dolore e della sensibilità. Se andassero fuori posto la questione sarebbe tragica e si evidenzierebbero paralisi e anestesie.
Anche in questo caso bisognerebbe correre al pronto soccorso e sperare di ricucire il nostro “impianto elettrico”, ma per fortuna chi ricorre all’aggiusta-ossa non si trova quasi mai in condizioni così estreme. In genere è sufficiente sciogliere le tensioni muscolari e fasciali perché il corpo torni a svolgere i suoi compiti in armonia.
Certamente a lavoro finito dà più soddisfazione dire:’ Risolto, avevi due tendini accavallati e tre nervi fuori posto’.
Non è proprio così, ma va bene lo stesso, le tradizioni sono tradizioni e spesso questi mitici praticoni hanno effettivamente una sensibilità e un intuito eccezionali.
L’importante è sapere fin dove si può agire senza un’adeguata preparazione teorica e pratica. Anche se l’intento è nobile, la prima regola di chiunque tratti manualmente un paziente deve essere quella di non nuocere.
Se c’è il sospetto di una frattura o di una lesione si deve quindi inviare all’ospedale o a figure sanitarie più specifiche”.